CONCORSO POESIA DIALETTALE “CUORE D’ORO”
Dal 2019 il concorso verrà organizzato dal Ducato di Piazza Pontida in collaborazione con la nostra sezione.
La storia
Nel 1962, in occasione della XXVI Assemblea Nazionale dell’AVIS, il dottor Carminati bandisce un «concorso di poesia vernacola». La commissione è formata dal dottor Carminati, Coriolano Mazzoleni, Luigi Gnecchi e come segretario l’Avvocato Pier Alberto Biressi. Il tema del concorso è “Il dono del sangue”, un argomento troppo impegnativo che spiega perché il primo premio non venga assegnato; vengono però assegnati il secondo e il terzo premio rispettivamente a Pietro Ruggeri e a Nino Gioachino.
A causa dello scarso successo del concorso “Il dono del sangue”, la commissione bandisce un nuovo concorso a tema libero, intitolato “Cuore d’Oro”, un concorso che si svolge ogni anno, ininterrottamente fino al 1982. Questa nuova iniziativa prevede l’assegnazione del premio «alla migliore composizione poetica bergamasca non ancora edita» con tema libero senza limiti di lunghezza o obblighi metrici.
Il concorso terminò nel 1982 ma l’AVIS per dare impulso e valore alle tradizioni culturali bergamasche continuò per altri vent’anni a mettere a disposizione un Cuore d’Oro da assegnare tramite il Ducato di Piazza Pontida ad un autore meritevole nel campo delle lettere bergamasche. Nel gennaio 2004 il concorso viene riproposto dal Vice Presidente Vicario Avis, Gianni Pisoni, al Consiglio Direttivo che accoglie favorevolmente la proposta della ripresa del concorso che non verrà più abbandonato, arrivando al 2015 con la 32° edizione. Durante il corso degli anni sono state aggiunte molte novità come la divisione in due sezioni: la sezione a tema libero e la sezione denominata “Il dono del sangue” con poesie inerenti esclusivamente quanto espresso nel titolo. Dal 2008 è stata inserita la sezione B, che riguarda poesie sul tema della donazione di sangue. Questo perché nel corso dei precedenti anni vi erano sempre più componimenti, non vincitori ma segnalati dalla commissione, che valorizzavano il dono del sangue.
Dal 1965 “L’Eco di Bergamo” pubblica notizie di questa iniziativa ogni anno sia inserendo informazioni sul bando, sia pubblicando il nome e, in anni successivi, anche la foto dei vincitori del concorso. Durante gli anni le poesie vincitrici del concorso sono state pubblicate in 4 volumi.
( di Deborah Previtali: Avis Comunale Bergamo: 80 anni di vita 80 anni di solidarietà – 2016 )
Ad oggi i volumi pubblicati sono 6.
Poesie Concorso
PER LA SEZIONE A TEMA LIBERO
1° Premio: “Amùr de mama” identificata dal motto Inamuràt di Germano Meloncelli
Si tratta di una lirica di particolare sensibilità, che, con un uso sapiente di immagini delicate, descrive l’amore di una mamma verso i figli e la famiglia. Divisa in quattro strofe, dallo stesso “incipit” che richiama il titolo, la poesia delinea, con pennellate soavi e commosse, ma via via sempre più efficaci, un quadro davvero straordinario di quello che è una mamma. Il suo amore è calore, ti fa sentire ricco anche se sei povero, ti fa sognare; è un amore per tutta la tua vita. E questo viene espresso con grande padronanza della tecnica e del mezzo linguistico, ma anche con tanto sentimento e tanta gratitudine verso chi ci ha sempre voluto bene.
2° Premio: “Fàole ‘n de stala” identificata dal motto Orobico di Silverio Signorelli
In questa lirica, molto ben costruita e metricamente ben strutturata, l’autore ci porta in un mondo ormai lontano, in cui tutte la famiglie si ritrovavano la sera nella stalla, luogo spesso più caldo della casa, dove, prima di andare a dormire, si raccontavano gli avvenimenti del giorno, ma anche le favole per i più piccoli. Mentre traspare la nostalgia per il tempo passato, la poesia ci presenta un primo quadretto con la descrizione del luogo e dei presenti, e la favola che racconta la nonna con commozione si rivela infine la storia vera della sua vita e dell’unico suo amore, un po’ travagliato, ma con un lieto fine (come in tutte le favole). E la composizione poetica avvolge questa storia vera in una magica atmosfera di fiaba con il profumo di una storia senza tempo.
3° Premio: “Ciao Lolly” identificata dal motto Ol Bardo di Enrico Mafioletti
L’autore racconta in questa lirica, ben scritta, la vita di una cagnolina, Lolly appunto, che, prelevata dal canile, è stata con lui per ben 14 anni. La prima parte più descrittiva cede il passo ad una seconda, in cui il ricordo si fa più commosso e ci fa vedere come spesso gli animali che vivono con noi entrano profondamente nella nostra vita. La lírica, in cui l’autore dimostra buona padronanza anche del mezzo linguistico, procede con piccole pennellate che danno un quadro suggestivo e molto efficace della sua cagnolina Lolly. L’argomento di questa composizione, abbastanza nuovo, mostra come anche le cose semplici hanno una valenza comunicativa, se si è capaci di osservarle con occhio attento e di descrivere con affetto e maestria.
Segnalazione: “Sire ‘n de stala” identificata dal motto Baghetér di Francesco Zani
Questa lirica che rievoca, come l’altra premiata di simile argomento, il tempo passato ove il luogo di ritrovo era la stalla, ci parla con nostalgia di una volta, quando non c’erano la televisione o il bar dietro l’angolo. Molto ben scritta da un punto di vista metrico e linguistico, la poesia ci porta indietro di tanti anni; con immagini ben scelte ed efficaci, delinea un universo lontano, in cui la recita del Rosario apriva la serata, poi gli uomini facevano qualche lavoretto, tutti i grandi giocavano a carte e gli anziani raccontavano storie dí fate o di streghe ai più piccoli, il tutto al caldo naturale degli animali della stalla.
PER LA SEZIONE “IL DONO DEL SANGUE”
1° Premio: “Òia d’amà” identificata dal motto donà per ricév di Amadio Bertocchi
In questa lirica vengono espressi molto bene alcuni dei concetti che stanno alla base della attività dell’AVIS: la semplicità del dono del sangue, la soddisfazione del gesto compiuto e soprattutto la catena di solidarietà che crea. “Che cos’è una goccia di sangue da sola? Ma messe tutte insieme creano un mare d’amore” come dice il finale di questa poesia. E con poche pennellate commosse traccia il profilo del donatore: persona semplice che, senza tanti proclami e senza mettersi in mostra, aiuta gli altri, con la certezza che il sorriso, tornato sul volto di chi ha avuto bisogno del sangue e lo riceve, è il più bel ringraziamento per il suo atto.
PER LA SEZIONE A TEMA LIBERO
1° Premio: “Sentér de ötörno” identificata dal motto La mé passiù di Renato Rocca
In questa lirica l’autunno è anche quello di una persona che si sente verso la fine della sua vita. Con commozione l’autore delinea la figura di un vecchio, dall’incedere incerto, con occhi forse stanchi di sognare, nonostante la natura in autunno (che è anche quello della vita del protagonista) è ancora bella e affascinante. Ma il rintocco malinconico di una campana, che annuncia il funerale di un’altra persona, lo riporta alla realtà; toltosi il cappello, si dirige alla chiesa, appoggiandosi al suo bastone. L’autore, con ottimi versi e con una perfetta padronanza del linguaggio poetico, accompagna commosso il passo lento del protagonista, che diventa una preghiera di chi è giunto ormai al tramonto della vita.
2° Premio: “Ol regórd de la sortida” identificata dal motto Romàntega di Oliva Doria Barcella
Questa lirica ricorda con nostalgia tempi ormai lontani: ora la fonte nel bosco del paesello dell’autore è muta, l’acqua non sgorga più. Ma restano i ricordi di quando i piccoli giocavano a prendere i gamberetti mentre le donne lavavano i panni nelle sue acque limpide. Ora tutto sembra così lontano, ma la nostalgia di quei tempi resta. Il testo è forse un po’ lungo, ma bene esprime con toni sommessi e con richiami ad un passato che sembra tanto remoto, il valore di cose semplici, ma vere e della vita di qualche tempo fa, più genuina e meno stressata dell’attuale. E’ un flash sui ricordi, legati anche soltanto ad una vecchia fonte ora muta, ma che è il simbolo di un passato che l’autore ricorda con una certa tenerezza.
3° Premio: “Mòcoi de candéle?” identificata dal motto Só mé di Sergio Fezzoli
Questa lirica un po’ scanzonata (ma non è necessario che siano tutte commoventi) esamina il significato del vocabolo che le fa da titolo. Sono solo i moccoli di candela quelli del titolo? Non solo quelli delle candele sulle torte di compleanno o quelli delle candele che accendiamo in chiesa, ma anche quelli che scendono dal naso quando si è ragazzi o quelli che si tirano al governo, sperando che non ci senta il Padre Eterno. Poi conclude un po’ beffarda, ma anche commossa: ci sono anche le candele che si accendono, due di qua e due di là, alla nostra morte. L’autore ci mostra, con buona padronanza linguistico, come si può scrivere anche di cose semplici e come l’attenzione a ciò che ci sta intorno dipenda sempre dalla nostra capacità di osservazione.
Segnalazione: “Cós’él l’amùr” identificata dal motto Sussurro di Rita Rossi
L’autore in queste poche righe esprime, con semplicità, ma anche con notevole padronanza del linguaggio poetico, il suo concetto di amore. E’ una carezza, un raggio di sole, il calore che ti sfiora in una sera grigia; è anche il sospiro di un fiore su una tomba fredda. Quanti concetti vengono ben sintetizzati in questi versi! E forse l’amore più vero è un sussurro, come il motto che si è scelto l’autore; anche un semplice pensiero può portare amore. Poche pennellate ben disegnato questo quadretto: quante cose si potrebbero dire sull’amore; peraltro anche con pochi sentiti versi si può darne una perfetta descrizione.
Segnalazione: “Cansu’ d’Nedàl” identificata dal motto Madalì di Anna Carissoni
In questa lirica, che più che una poesia può essere considerata una ninna nanna, si esprime, con pochi, ma ben espressivi versi, l’attesa e la gioia del Natale, della nascita del Bambino Gesù. E la mamma che tiene in braccio, al calduccio, il suo bambino fa da accompagnamento alla nascita del Redentore. E’ una poesia semplice, con quartine in rima, ben strutturata e con una buona padronanza del linguaggio; l’autore ci mostra comunque come si possa scrivere cose nuove anche su un avvenimento descritto da sempre e da tanti autori.
PER LA SEZIONE “IL DONO DEL SANGUE”
1° Premio a pari merito: “Góte de éta” identificata dal motto Contét di Germano Meloncelli
In questa lirica vengono espressi, in maniera semplice, ma molto espressiva, le motivazioni che spingono il donatore alla sua attività. L’autore spiega che queste “gocce di vita” sono il vento della speranza per chi soffre nel letto di un ospedale, vento spinto dalla volontà dei donatori che, in silenzio, donano per far tornare a gustare il piacere della vita a tante persone sfortunate. Questa lirica, nella sua immediatezza, descrive, con poche, ma incisive pennellate, come queste gocce di vita siano la speranza di chi soffre e, nel contempo, la soddisfazione di chi le dona. Il testo, seppure sintetico, permette all’autore di ben esprimere, con un’ottima padronanza del mezzo linguistico, questo concetto che sta alla base dell’attività dell’AVIS.
1° Premio a pari merito: “Il dono del sangue” identificata dal motto nèspol di Ernesto Nozza Bielli
In questa poesia sono ben delineati i pensieri che passano per la mente del donatore mentre l’ago, infilato nel braccio, preleva un po’ del suo sangue. Con un’ottima metrica e con un buon linguaggio, l’autore riesce ad esprimere molto bene quello che pensa il donatore mentre è sdraiato sul lettino per la trasfusione. Ma, finito di fare il proprio “dovere”, come dice bene l’autore, il donatore ritorna ad essere una persona “normale”, anche se porta con sé “un profumo eccezionale”. E questo è forse il vero volto del donatore di sangue, qui colto con commozione ed ammirazione.
Per leggere le altre poesie clicca sull’immagine
PER LA SEZIONE A TEMA LIBERO
1° Premio: “Quando saró ècc” identificata dal motto Mamalöch di Germano Meloncelli
In questa lirica l’autore spera che, “quando sarà vecchio”, e le forze verranno meno, i suoi pensieri vengano cullati dal “vento dei ricordi” di quando andava in montagna; e la sua Presolana, infine ormai soltanto ammirata dal balcone di casa, gli farà rivivere i giorni della sua gioventù. E, dopo essere diventata rossa al tramonto, accompagnerà ancora il suo sonno e quello di tutta la vallata. Il tema, caro a tanti, della incipiente vecchiaia, viene trattato con versi semplici e commossi, che ben delineano un momento cruciale della nostra vita. E la montagna, simbolo della valle dell’autore, lo accompagnerà sempre con la sua bellezza ed il suo fascino. L’autore, con ottimi versi e con una ottima padronanza del linguaggio poetico, crea un quadro commosso del suo futuro; la lirica è semplice e sintetica, ma al tempo stesso esaustiva del tema, trattato con maestria e con grande cura.
2° Premio: “Chèl mülatér e ‘l so Gìgi” identificata dal motto Baslèta di Alessandro Pellegrini
Questa lirica ricorda con nostalgia tempi ormai lontani, quando i trasporti di persone e cose avvenivano, in montagna, a dorso di mulo. L’autore ricorda con affetto il padre, che andava coi suoi muli a Catremerio in val Brembilla ed una volta lo fece scendere, seduto sul basto del suo Gigi, il più fidato dei suoi animali, fino a Brembilla. Per suo padre questo Gigi era più di un amico; gli parlava, gli accarezzava il muso come se fosse un figlio e, quando diventò vecchio e fu costretto a rinunciare a lui, pianse. Ora tutto sembra così lontano, ma la nostalgia di quei tempi resta. Il testo bene esprime, con toni sommessi e con richiami ad un passato che sembra tanto remoto, il valore di cose semplici, ma vere della vita di qualche tempo fa, più genuina e meno stressata dell’attuale. E’ un flash sui ricordi, legati anche soltanto ad un mulo, ma che è il simbolo di un passato che l’autore ricorda con tanta tenerezza.
3° Premio: “Sgrisoléra” identificata dal motto Güsmì di Carmen Fumagalli Guariglia
Questa lirica molto bella ricorda il padre dell’autore, e con felici intuizioni e pennellate di colore ce ne fa un ritratto muto e dolente. Tutto ricorda la sua presenza, anche la natura contribuisce a rendercelo ancora vivo, ma senza la speranza di vederlo riapparire, pronto a consolare i dispiaceri del figlio. E i brividi del vento diventano anche quelli dell’autore alla cui memoria ritornano parole senza voce in un silenzio ancora pesante da sopportare. L’autore, con ottimi versi e con una perfetta padronanza del linguaggio poetico, crea un quadro commosso di suo padre; la lirica è ben costruita e crea molto bene il clima amaro del ricordo, che lascia qualche volta i brividi addosso, con la malinconia di quello che si è avuto e che ora non si ha più.
Segnalazione: “Regórd de don Sandro Vicentini” identificata dal motto il grande amore di don Sandro Vicentini
L’autore in questa lirica traccia, con semplicità, ma anche con notevole padronanza del linguaggio poetico, il ritratto di una persona a suo modo eccezionale. E’ un ricordo di pochi versi, ma completo, di un sacerdote che ha dato, a tutte le persone che ha incontrato, la sua disponibilità ed il suo amore “francescano”, come lo definisce l’autore. La lirica è infatti il ricordo commosso dell’autore che ha conosciuto bene questo sacerdote e che ne delinea, con poche, ma sintetiche parole, tutta la sua vita. Poche pennellate ben disegnano il cammino di quest’uomo: quante cose si potrebbero dire di lui; peraltro, anche con pochi, sentiti versi, si può darne una perfetta descrizione.
PER LA SEZIONE “IL DONO DEL SANGUE”
1° Premio: “Ol culúr de la pèl” identificata dal motto Nostalgéa di Daniele Trabucco
In questa lirica viene espresso, in maniera semplice, ma molto efficace, il concetto della campagna lanciata negli scorsi anni dall’AVIS con il motto “il sangue non ha colore”. L’autore traccia, con versi commossi, il clima di diffidenza che spesso si crea con persone dalla pelle di colore diverso dalla nostra, che necessitano più di una stretta di mano che della carità. E, da buon donatore, fa notare che, nei progetti del Signore, non conta il colore della pelle, quando il sangue è egualmente rosso per tutti. Il testo permette all’autore di ben esprimere, con un’ottima padronanza del mezzo linguistico, questo concetto che sta alla base dell’attività dell’AVIS e che quindi accomuna tutti gli uomini di buona volontà.
Per leggere le altre poesie clicca sull’immagine
PER LA SEZIONE A TEMA LIBERO
1° Premio: “Ol piantù de castègne” identificata dal motto Persöàs di Daniele Trabucco
In questa lirica l’autore ricorda il tempo, in cui, quando era ragazzo, trascorreva le vacanze in montagna, in una casa affiancata da una grande pianta di castagno che le faceva ombra e la proteggeva da acquazzoni e tempeste. E che festa quando si potevano mangiare le castagne che produceva! Ma tornato dopo tanti anni, ha trovato tutto cambiato ed il vecchio caro castagno aveva lasciato il posto al box per l’auto del padrone di casa. L’autore, con ottimi versi e con una buona padronanza del linguaggio poetico, crea un quadro commosso di quell’angolo di montagna a lui tanto caro; la lirica è semplice e lineare, ma ci fa ritornare ai tempi della nostra gioventù con efficacia e nostalgia; e il tema, trattato con maestria e con grande cura, si chiude con una pennellata un po’ malinconica sul cosiddetto progresso.
2° Premio: “Pò a mé” identificata dal motto Pròpe lü di Luigi Furia
Questa lirica ricorda un incontro tra due innamorati di tanto tempo fa, quando, a volte, i sentimenti non riuscivano ad esprimersi in parole adeguate; sembra quasi di riandare ad una bellissima scena del film “L’albero degli zoccoli”, nella quale contavano solo gli sguardi che dicevano più delle parole. La poesia è molto sintetica, ma traccia un quadro completo ed efficace di quell’incontro. Il testo bene esprime, con toni sommessi e con versi che sembrano pennellate, il momento in cui le parole restano in gola, ma i sentimenti ribollono nel cuore dei due innamorati; e, pur nella brevità di questa descrizione, c’è tutto un amore che sboccia pudico e commosso.
3° Premio: “Rierà ol dé…” identificata dal motto Ol vènt d’la éta di Amadio Bertocchi
In questa lirica molto bella l’autore si immagina il giorno in cui i suoi nipoti guarderanno le cose che il nonno ha conservato nei suoi cassetti, e che racchiudevano in sé i suoi ricordi di gioventù e della sua mamma scomparsa. Poesie mai finite, foto sbiadite dal tempo, il rosario e il libro di chiesa della mamma, tutti ricordi che l’autore immagina e spera suscitino l’interesse dei nipoti: un riandare con malinconia e nostalgia al tempo passato. L’autore, con ottimi versi e con una buona padronanza del linguaggio poetico, crea un quadro commosso di questi suoi ricordi che spera di tramandare ai nipoti, ricordi nei ricordi, il vento della vita come lui stesso li definisce.
Segnalazione: “Gogiade de éta” identificata dal motto Scàmpol di Carmen Fumagalli Guariglia
L’autrice in questa lirica traccia, con semplicità, ma con notevole padronanza del linguaggio poetico, un quadro della sua vita. Ora che la matassa della vita si sta consumando, l’autrice cerca di risparmiare le ultime gugliate per farne un gomitolo impregnato delle storie che l’hanno accompagnata nel mondo. E così ricorda quand’era ragazza, poi mamma ed infine nonna. E’ un ricordo commosso di tanti episodi della sua vita, gugliate che si sono dipanate nel tempo, gugliate di vita, come dice il titolo della lirica. L’autrice, con perfetta padronanza del linguaggio poetico ed ottimi versi, traccia commossa il bilancio della sua vita ed è sicura che il suo gomitolo impregnato d’amore rimarrà ai suoi cari come una coperta di lana quale lei si immagina di essere sempre stata per loro.
PER LA SEZIONE “IL DONO DEL SANGUE”
1° Premio: “Trasfusiù dirèta” identificata dal motto Ramelia di Simona Medolago
In questa lirica si ricordano i tempi ormai lontani, nei quali le trasfusioni si facevano direttamente tra donatore e ricevente, sdraiati in due lettini, l’uno di fianco all’altro. E, a volte, bisognava alzarsi anche in piena notte, perché il malato non poteva aspettare oltre. La giuria è stata un po’ incerta nel suo giudizio, perché l’autore usa, verso la fine del testo, un epiteto che talvolta viene pronunciato in modo offensivo; nel clima di questa lirica, che rievoca un momento che poteva essere drammatico, sia per il donatore che per il malato, questi termini vengono peraltro usati quasi affettuosamente per descrivere il clima di fratellanza tra donatore e malato che comincia a riprendersi. L’autore descrive con versi incisivi, che sembrano anche un po’ scanzonati, i suoi pensieri quando si è trovato ad aiutare un suo superiore in caserma; ed alla fine, anche tra superiore e inferiore, nella bellezza di un gesto come il dono del sangue, tutto quello che avviene in caserma non conta: sono soltanto un ammalato che guarisce ed un donatore fiero di esserlo.
Per leggere tutte le poesie clicca sull’immagine
PER LA SEZIONE A TEMA LIBERO
1° Premio: “Rais” identificata dal motto Ol Tredicesimo di Giampietro Biffi
In questa lirica l’autore ricorda che, anche se si girasse tutto il mondo, le “radici” restano sempre nel paese natale, nella casa dove sei nato, nel cortile dove hai giocato per anni con tanti amici, nella scuola che ti ha insegnato a leggere e a scrivere. E poi i campi ove hai raccolto frumento e uva, l’oratorio con le notti passate a scrivere e a stampare il bollettino parrocchiale: tutti ricordi rivissuti con nostalgia dall’autore, ma con la certezza che le “radici” della sua esistenza resteranno sempre lì, dove è nato e dove ha vissuto i momenti più belli della sua vita. L’autore, con ottimi versi e con una buona padronanza del linguaggio poetico, crea un significativo quadro del suo paese a lui tanto caro; la lirica è semplice e lineare, ma ci fa ritornare con efficacia ai tempi della gioventù; e ci convince che le nostre radici resteranno sempre un punto fermo della nostra vita, ovunque essa si svolga.
2° Premio: “Amarèssa” identificata dal motto Falìa di Carmen Fumagalli Guariglia
Questa lirica fotografa, con grande emozione e tanta amarezza (quest’ultima è il titolo della stessa), una situazione purtroppo sempre più frequente nel mondo di oggi, complicato e indifferente ai problemi ed ai bisogni delle persone in difficoltà. E così, come descritto dall’autrice, ci sono persone che non hanno il coraggio di chiedere ed hanno vergogna di avere bisogno. E un fiore, colto tra il catrame e il cemento, pare essere l’unica consolazione di un uomo che non ha più nulla da sperare. L’autrice ci rende partecipi, con versi commossi e tristissimi, con assoluta padronanza del linguaggio, di una situazione tanto amara e ci fa capire quanto l’indifferenza le sia sembrata un’azione più crudele di ogni altra. Ma la sua partecipazione al dolore di quest’uomo povero ed abbandonato ci deve far riflettere con la sua stessa emozione.
3° Premio: “Pröföm d’amùr” identificata dal motto Ol sangh l’è éta di Renato Rocca
In questa lirica l’autore ci parla di un anziano, che con passo malfermo e con il bastone, ritorna ogni tanto alla cascina ove ha abitato ed ha vissuto i momenti più belli della sua vita. E questo luogo conserva ancora il “profumo d’amore” (è il titolo della poesia) di quando viveva la sua sposa: e il pergolato della cascina gli ricorda il rametto piantato con lei, ora diventato grande e vecchio come lui. L’autore, con semplici ed efficaci versi e con una buona padronanza del linguaggio poetico, dipinge un quadro commosso e colmo di nostalgia di questo anziano che, quando gli è possibile, ritorna alla sua vecchia cascina per “annusare” quei tempi passati e trovare la forza per andare avanti.
Segnalazione: “Pìcole mà” identificata dal motto Solare di Rita Rossi
In questa lirica l’autrice ricorda con semplicità, ma con buona padronanza del linguaggio poetico, madre Teresa di Calcutta, tracciandone un ritratto molto efficace. Con le sue piccole mani ha accarezzato tanti derelitti senza cibo e senza casa, ha benedetto e ha dato loro forza e amore ed un letto per morire dignitosamente. In quest’anno, nel quale madre Teresa è stata santificata, l’autrice ha voluto ricordare la sua figura, con versi efficaci, che tratteggiano bene i suoi grandi gesti di bontà e di sostegno del prossimo, ovunque esso viva. Così le sue piccole mani diventano anche un simbolo per quest’anno giubilare della Misericordia.
PER LA SEZIONE “IL DONO DEL SANGUE”
1° Premio: “Fél Ròss” identificata dal motto Costansa di don Alessandro Barcella
In questa lirica il filo rosso che lega tutti gli uomini della terra è il sangue e il suo colore, uguale per tutti. Perciò dobbiamo volerci bene come fratelli per riuscire tutti a vivere meglio. E donare il sangue a chi ne ha bisogno è il gesto più bello d’amore verso il fratello, regalo meraviglioso che tutti possono fare e che supera ogni divisione di cultura e di razza. L’autore sottolinea, con ottimi versi e con una buona padronanza del linguaggio poetico, il valore etico e la bellezza del dono del sangue che fa contenti chi lo offre e chi lo riceve. E sogna un mondo migliore costruito sulla roccia dell’Amore.
PER LA SEZIONE A TEMA LIBERO
1° Premio: “Du scagne” identificata dal motto Cör generùs di Renato Rocca
In questa lirica l’autore ricorda i tempi passati, nei quali, in campagna, al tramontare del giorno, ci si sedeva sotto il portico a riposare, prima del meritato riposo notturno. Ora la cascina è stata ristrutturata, ma sotto il portico sono rimaste due sedie a ricordare quel mondo ormai così lontano. E, all’autore, piace pensare che, nelle notti stellate, siedano ancora, su quelle antiche sedie, i due vecchi (i genitori o forse i nonni), l’uno accanto all’altra, lui a fumarsi un mozzicone di sigaro “toscano” e lei a fiutare una presa di tabacco “santagiustina”. E così “i du scagne de lègn” diventano il simbolo di un passato divenuto lontano dai nostri giorni, ma che racchiude in sé tanti ricordi, soprattutto di quando si aveva poco, ma forse si poteva trascorrere le giornate in modo meno stressante di oggi, e, nello stesso tempo, apprezzare anche le piccole cose, come la pace di un tramonto in cascina. L’autore crea, in una lirica semplice e lineare, un efficace quadro che ben descrive quel tempo che fu, a lui tanto caro; la lirica ci fa ritornare con maestria ai tempi dei nostri nonni, nei quali ci si accontentava di quel poco che si aveva con animo sereno e felice.
2° Premio: “Sènsa saì” identificata dal motto Corbezzoli di Elena Gamba Aimi
Questa lirica fotografa, con una certa emozione, i sogni giovanili, che, senza saperlo (è il titolo della poesia), quando si fa sera (la maturità della vita), svaniscono o comunque si ridimensionano. Allora era il tempo degli aquiloni, degli aeroplanini di carta, delle barchette fatte con ritagli di giornale, tempo delle favole che l’autore beveva come il mare beve l’acqua del fiume che vi confluisce; tutte cose effimere che, senza saperlo, come i sogni ricamati con la bacchetta magica della fantasia, resteranno spesso soltanto illusioni. E, quando si fa sera, questi sogni lentamente si affievoliscono. L’autore, con semplici ed efficaci versi, ci fa partecipi di questi sogni giovanili, paragonandoli ad aeroplani e barchette di carta, che poi svaniranno in maggiore età, come questi oggetti di durata effimera.
3° Premio: “A l’ piöv” identificata dal motto Voci dal cuore di Daniele Trabucco
In questa lirica l’autore ci descrive l’arrivo di un improvviso temporale estivo, che spesso dura poco, per poi lasciare di nuovo il posto al sole e al tempo bello. Con i suoi versi l’autore ci dona un efficace quadro dell’arrivo delle nubi nere, del vento a volte impetuoso che precede il temporale, del fulmine e del tuono che precedono pioggia e grandine, delle preoccupazioni per i fiori e gli alberi da frutto del suo giardino; ma poi il sole fa capolino tra le nuvole e torna la luce che fuga tutte le paure di grandi e piccini. L’autore, con versi che sembrano pennellate di un quadro e con una discreta padronanza del linguaggio poetico, ci fa vivere con immediatezza e maestria un fenomeno atmosferico che tante volte abbiamo vissuto, ma che, nei versi del poeta, ci sembra di scoprire con uno sguardo forse più attento e nuovo.
Segnalazione: “Só turnàt a scöla” identificata dal motto Osteréa di casonsèi di Marcello Spreafico
L’autore, con questa lirica, ci descrive come, a sessant’anni, è tornato sui banchi di scuola per imparare a leggere e a scrivere il dialetto bergamasco. Non più la cartella di cartone, cannuccia col pennino, libro di lettura e sussidiario; la scuola però è stata dura e alla fine il maestro lo ha promosso. Ma gli ha fatto capire che sarebbe meglio ripetere l’anno. La lirica si dipana tra i ricordi di quando andava a scuola cinquant’anni fa e la descrizione di quello che sta imparando ora, con un tono tra il nostalgico e lo scanzonato; ma ci da un quadro chiaro ed efficace di uno sforzo che, attualmente, alcuni di noi fanno per recuperare la padronanza del nostro dialetto; e questo sforzo, almeno per l’autore, non è ancora stato sufficiente. La lirica descrive, con versi semplici e vivaci, questa nuova esperienza di studente dell’autore, non facile tanto da riconoscere, anche dopo la promozione, che forse sarebbe meglio ripeterla anche l’anno prossimo.
PER LA SEZIONE “IL DONO DEL SANGUE”
1° Premio: “Ü mar d’amùr” identificata dal motto La ùs del poéta di Amadio Bertocchi
Con questa lirica l’autore spezza una lancia a favore della donazione di sangue: in questo mondo, dove molti guardano soltanto ai loro interessi, in questo mondo “arrugginito” c’è sempre una goccia d’amore. Da tanti anni persone normali, senza volersi mettere in mostra, si recano alla sede AVIS per donare il loro sangue; e così tante gocce di sangue messe insieme generano un mare d’amore (che è anche il titolo della lirica). L’autore si rivolge infine ai giovani perché anche loro si lascino coinvolgere in questo gesto, tanto semplice, ma tanto necessario. L’autore pone l’accento, con versi semplici ed efficaci sul valore e sulla bellezza del dono del sangue, che fa contento chi lo offre e che, spesso, salva la vita a chi lo riceve. E per il futuro, anche i giovani devono “svegliarsi”: cos’è una goccia di sangue da sola? Ma tante gocce insieme formano quel mare d’amore che rende il mondo meno “cattivo”.
PER LA SEZIONE A TEMA LIBERO
1° Premio: “Ötörno” identificata dal motto Sira di Carmen Fumagalli Guariglia
Questa lirica ben fotografa, con malinconia e un po’ di tristezza, l’arrivo dell’autunno: nubi grigie coprono le montagne, le piante si sono spogliate delle loro foglie, tutto è silenzio e la sera rende ancora più cupo il sentiero. Le foglie cadute hanno creato un tappeto scivoloso che pare piangere nel calpestarlo. L’impronta del piede su quel sentiero e su quelle foglie che lentamente marciscono sembra dare la speranza che a primavera tutto rifiorisca; o forse è solo un’illusione che accarezza i passi del tempo che è passato? Ed è venuta la sera! L’autore, con ottimi versi ed una metrica perfetta, collega quella sera d’autunno allo scorrere della sua vita (anche il motto scelto “Sira” lo conferma) in cui il rifiorire di quel sentiero in primavera è una certezza, ma anche un’illusione, perché gli anni della nostra vita passano inesorabili e la malinconia prevale nel cuore che piange e sospira (come è scritto nel penultimo verso della poesia).
2° Premio: “Ol prepotènt” identificata dal motto Vivere la vita di Daniele Trabucco
In questa lirica l’autore ci fa partecipi di una scenetta che accade nel suo giardino, quando, dopo pranzo, scuote la tovaglia al di la della finestra della cucina; ad attendere le poche briciole che cascano per terra ci sono normalmente tre passerotti che attendono che tutto sia tranquillo per venire a pranzare anche loro. Ma arriva un piccione, che, forte della sua stazza, fa fuggire gli altri uccellini e così si mangia tutto quello che è disponibile. Il prepotente (è il titolo della lirica) si comporta come se tutto fosse suo di diritto. L’autore crea, in una lirica semplice e lineare, un efficace quadro di ciò che accade fuori della sua finestra, constatando amaramente che succede anche tra gli uomini; ma non perde la speranza di tenere a bada questi comportamenti scorretti (in effetti il suo motto “Vivere la vita” ci induce a sperare che i prepotenti non prevalgano).
3° Premio: “Ol döbe” identificata dal motto Ol bardo di Enrico Maffioletti
L’autore, con questa lirica, ci fa capire come le certezze non sempre sono tali: c’è chi vive nella sicurezza di ciò che fa, di ciò che vede, della vita in cui spera non cambi nulla, ma c’è anche chi si interroga perché qualche volta gli viene un dubbio. E così, alla fine, anche l’autore, partito da alcune “certezze”, deve ammettere che era tranquillo fino a ieri, ma ora non è più sicuro; anche lui ha “ü döbe” (il titolo della lirica). La lirica ben esprime, con toni tra il descrittivo ed il beffardo, le varie situazioni, nelle quali si alternano le certezze, quando sembra non ci sia alcun dubbio, e le incertezze quando invece sembra tutto meno sicuro ed affiora il dubbio. E anche chi guardava con fastidio chi comunque aveva qualche dubbio alla fine incomincia a chiedersi se le sue certezze sono soltanto uno scudo per stare tranquillo in un mondo tutto suo e forse immaginario.
Segnalazione: “Ol mé borgh” identificata dal motto Barra ura Bèrghem di Silverio Signorelli
L’autore, con questa lirica, ci fa un gustoso ritratto del suo borgo: poche pennellate precise delineano l’atmosfera che vi regna, dal cicaleccio della gente ai profumi nostrani che escono dalle botteghe, dalla faccia amica e sorridente dei suoi abitanti alla condivisione dei momenti di gioia e di dolore. Tutte care emozioni, secondo l’autore, che il suo borgo gli trasmette fatte anche di tradizioni antiche; basta incamminarsi tra le case per avvertire che anche il suo borgo ha un cuore, E’ per questo che gli vuole tanto bene. La poesia dà un perfetto ritratto della gente che ci vive, dello spirito che anima le persone e del clima familiare che finisce per coinvolgere tutti quelli che vi abitano; e questo ritratto è fatto dall’autore, uno dei suoi abitanti, con l’amore che nutre per questo “suo” borgo.
PER LA SEZIONE “IL DONO DEL SANGUE”
1° Premio: “Ol dé del giödésse” identificata dal motto Maiamure di Mario Rota
L’autore di questa lirica immagina cosa potrebbe succedere il giorno del Giudizio (è il titolo della composizione); in mezzo a tanta gente, nella valle dove è passato l’Uomo della croce, il Grande Giudice sta per assegnare un posto ai generosi: uomini e donne che con umiltà, senza clamore, hanno cercato di imitarlo. Per questo meriteranno un posto d’onore di fianco a Lui, nel primo banco, quello riservato ai donatori di sangue. La lirica descrive con immediatezza una possibile scena del Giudizio Universale; con versi semplici ed efficaci, di buona fattura, ci prospetta una visione suggestiva di quello che potrebbe essere il premio a chi ha dato il proprio sangue per il prossimo; concetto che Papa Giovanni ha così bene espresso nella preghiera del donatore, che da tanti anni recitiamo ai funerali dei nostri donatori dell’AVIS.
Segnalazione: “Só stàcc ün Avisì” identificata dal motto A l’ómbra de Sant’Andréa di Gianpietro Biffi
In questa poesia l’autore (ormai ex donatore di sangue) sembra fare un bilancio della sua esperienza di avisino; la casualità della sua prima donazione, l’aver capito che era la “volta buona” per decidere di diventare donatore. È stata la sua “fortuna”; ma quello che conta per lui è stimolare i giovani d’oggi a compiere lo stesso gesto, da lui fatto per tanti anni: e cioè rendere meno dura l’esistenza di chi ha bisogno del sangue per vivere. La lirica descrive, con versi semplici e vivaci, l’esperienza dell’autore, che lancia quindi un appello ai giovani: dare uno “scopo vero” alla loro vita, un gesto di solidarietà e di aiuto concreto a chi ha bisogno anche di loro per vivere.
…Il concorso continua con il Ducato di Piazza Pontida in collaborazione con la nostra sezione.
SEZIONE IL DONO DEL SANGUE
1° classificata: “LA BALADA DI AVISÌ'” distinta dal motto “Pich e Pala” Mario Rota
Segnalato: “Ü DÉ CÓME ÓTER” distinta dal motto “Berghèm e pò piö” Giuseppe Mariani
SEZIONE IL DONO DEL SANGUE
1° classificata: “L’AVIS E LA PANDEMIA” del concorrente n° 20, distinto dal motto “BORÖLA”.
Motivazione: Quello della pandemia provocata dal coronavirus, è stato uno dei temi che negli ultimi tempi ha prevalso in vari settori, come quello della poesia. E non poteva essere altrimenti sia per la dimensione che per la diffusione globale del contagio. Ma in questa poesia diviene l’opportunità per un discorso più ampio, uno spunto per non dimenticare dei valori preziosi, che generosamente e senza soste alimentano una necessità vitale: la donazione del sangue. Allora il rosso liquido diviene “olio prezioso” per mantenere accesa una lampada ideale: ardente simbolo di solidarietà e luce di speranza. Quindi la pandemia passa in secondo piano e non avrà spazi aperti finché ci saranno uomini e donne che sappiano corrispondere con slanci di altruismo alle umane afflizioni. La poesia, breve e incisiva, si snoda con buona padronanza della rima e del dialetto.













































