La nostra storia

Gli esordi

Dalle origini alla prima donazione (1936-1947)

L‘ A.V.I.S. a Bergamo sorge nel 1936. Presidente è il Dr. Luigi Nicoli, il quale già dal 1933 aveva ricevuto l’incarico del fondatore dell’ A.V.I.S. Dr. Vittorio Formentano di Milano di costituire e rappresentare l’ A.V.I.S. di Bergamo. I donatori, è ovvio, sono pochi. L’esperienza trasfusionale è ai primordi.

Nel 1938 al Dr. Nicoli, che lascia l’Ospedale di Bergamo, subentra l’illustre primario Prof. Spartaco Minelli, e quindi il Dr. Antonio Fara, direttore dell’Ospedale. Durante la guerra l’associazione langue. Si riprende sotto la guida del Dr. Fara negli anni 1945-1946.

Nel 1947 si iscrive all’associazione l’Avv. Pieralberto Biressi futuro Presidente della Comunale ed effettua la prima donazione con la tessera numero 772. I donatori sono ancora pochi.

Nel 1953 il Dr. Fara lascia Bergamo e gli succede il Dr. Carminati.

La presidenza Carminati

Il fiorire dell’Associazione

E’ con la presidenza Carminati (Carminati sarà anche presidente nazionale dal 1969 al 1979) che l’ A.V.I.S. raggiunge il suo massimo sviluppo e il suo massimo splendore.

I donatori si moltiplicano, l’A.V.I.S. ha una degna sede all’Ospedale, ha un’emoteca, un’autoemoteca. Le donazioni sono in diretta. I donatori vengono chiamati all’Ospedale. Ci si stende su un lettino vicino all’ammalato. Si vede il nostro sangue che esce dalla nostra vena, si incammina in un tubicino, attraverso una strana macchinetta azionata a mano dal medico, raggiunge un altro tubicino e sparisce nella vena dell’ammalato, che riacquista colore.
Si è commossi. Si saluta. Si esce. In corridoio c’è una suora che ti affida un pacchetto con una bistecca. Lo si prende con un po’ di vergogna e si va alla chetichella. Fuori c’è il tram.

Nei giardini avanti all’Ospedale c’era, allora, un grande vivaio di fiori. Si guardavano i fiori, dal tram, e si era felici.

“La vita – ci si diceva – deve avere un significato.”

L’evolversi delle tecniche

Poi le tecniche cambiano. I prelievi avvenivano con una siringa. Toglievano il sangue a te e lo davano, subito, al malato.
Poi arrivò il flacone. Il malato non lo vedevi più. Cominciava l’era moderna, l’era di adesso.
I volontari, già allora, erano sotto controllo. Facevano, ricordo vari esami.

Oggi naturalmente ne facciamo di più, più completi, più precisi, con macchine più sofisticate.
L’A.V.I.S. in questi anni crea all’Ospedale il Centro Trasfusionale che gestirà fino al 1981, quando con la riforma sanitaria, cederà il centro all’Ospedale, mantenendo la raccolta.
Sono anni intensi, pieni di iniziative di ogni genere, i donatori sono ormai moltissimi, a Bergamo e in provincia.

Bergamo punto di rifermento per la donazione 

Bergamo diviene, in Italia, la provincia con più donatori di sangue, in percentuale rispetto alla popolazione. Raggiungiamo il 2%. Una percentuale altissima solo se si pensa che A.V.I.S. non dà nulla, ma anzi, chiede al donatore qualcosa di sé, come è il sangue.

Carminati è attivissimo. La sua giornata è dedicata all’A.V.I.S. Bergamo è in grado di sopperire a tutte le richieste della Provincia, e anche di altre parti d’Italia. Il nostro sangue, a semplice richiesta telefonica, viaggia in aereo e raggiunge i paesi più lontani. Un bergamasco, il cav. Alberto Carrara di Albino, allora giovane emigrante, fonda l‘A.V.I.S. in Svizzera.

L’organizzazione moderna

La fondazione di Avis Svizzera e A.I.D.O

All’A.V.I.S. Svizzera, Bergamo sarà sempre legata in fraterna collaborazione e fraterna amicizia.

A Bergamo, con uomini dell’A.V.I.S., nasce l’A.D.B. (Associazione Donatori Organi Bergamaschi) che diventerà poi A.I.D.O. e avrà sviluppo nazionale.

Nel 1967, con le offerte della popolazione di Bergamo (i cosiddetti soci sostenitori), e con l’aiuto del Comune, che in pratica ci dona il terreno, l’ A.V.I.S. costruisce la Casa del Donatore al Monterosso, e qui si trasferisce. Progettista è l’ing. Franco Bassi. E’ un complesso moderno e bene attrezzato con nuove apparecchiature. Viene installato anche il centro elettronico.

Nel 1984-85, sempre con offerte della popolazione bergamasca, la Casa del Donatore viene ampliata, progettista è l’Ing. Paolo Comana. Assiduo competente factotum il vice-presidente cav. Gianni Civera e oculatissimo amministratore il conte Nino Grumelli Pedrocca. Il complesso, che è in funzione dal 1° maggio del 1986 sarà stato inaugurato il 10 maggio successivo.

Lasciatemelo dire, il nostro Centro di Raccolta – Casa del Donatore è divenuto un immobile stupendo, il più bello d’Italia e, credo, certamente il più funzionale, perché studiato e migliorato nei minimi particolari. La popolazione di Bergamo è stata meravigliosa. E anche gli enti locali e le banche.
Ricordo due episodi. L’offerta di un piccolo industriale che invia all’ A.V.I.S. 2 milioni, somma che avrebbe speso per festeggiare con un banchetto il 25° anno di matrimonio: “Invece del banchetto – dice – regalo 2 milioni a voi“. E il contributo di una Banca di Bergamo: in un minuto di colloquio, 50 milioni sul tavolo.

Il nuovo motto per gli esami: “rapidità e precisione”

In questi anni cambiano – ancora una volta – i metodi di prelievo. Non più i flaconi di vetro, ma le sacche. Il sangue non serve più intero. Va scomposto, occorrono le sue parti, i suoi derivati. E l’ A.V.I.S. e i donatori si adeguano. Le sacche vengono inviate agli Ospedali Riuniti e al C.R.E.L a Milano, che utilizzeranno il sangue nel modo più conveniente.

In questi anni cambiano e migliorano anche le visite e i controlli per i donatori di sangue. In parte provvediamo noi, con i nostri medici. In parte provvede l’ U.S.S.L. In parte provvedono gli Ospedali Riuniti. Il nuovo motto per gli esami è “rapidità e precisione”. In particolare gli esami dell’ U.S.S.L. – effettuati con un complicatissimo apparecchio – ci vengono trasmessi in due o tre giorni e vengono subito inseriti nel nostro calcolatore.

Le molteplici collaborzioni

Potrei parlarvi ancora per molto. Dirvi del Centro Ricerche che opera presso di noi, accennare alle nuove patologie – all’AIDS – (malattia dalla quale però almeno per ora siamo immuni), illustrarvi i nostri ottimi rapporti con il Centro Trasfusionale degli Ospedali Riuniti e in particolare con il Dr. Guido Scudeller, con il quale stiamo progettando al Monterosso il centro di plasmaferesi; parlarvi dell’ U.S.S.L. 29 e del suo presidente geom. Andrea Carrara con il quale lavoriamo in unità di intenti; accennare alla collaborazione con l’Associazione Diabetici, retta dall’amico senatore Angelo Castelli.

Devo però ricordare, prima di concludere, il Dr. Pietro Jori, il cav. Piero Bolis e don Angelo Rottigni. Il Dr. Jori è stato il nostro presidente provinciale dal 1979 al 1986, ricorderemo sempre la sua umanità e le sue capacità professionali e organizzative, il cav. Bolis, caro amico fin dall’ infanzia, è stato un nostro infaticabile collaboratore specie nei rapporti con le scuole. Don Rottigni, il nostro solerte, simpatico e velocissimo cappellano (era capace di celebrare la messa, predica compresa, in 12-13 minuti).

Come donare

Introduzione al tema della donazione: perché è importante donare

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