Trescore Balneario, la professoressa accoltellata è salva grazie alle trasfusioni – AVIS Nazionale
La tragedia avvenuta nei giorni scorsi in una scuola in provincia di Bergamo ribadisce l’importanza della donazione e della disponibilità costante di emocomponenti, anche nelle situazioni di emergenza
C’è un fatto che, nella dinamica di una tragedia come quella avvenuta all’istituto “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, deve provare a strapparci un sorriso di speranza: Chiara Mocchi, l’insegnante accoltellata nel corridoio della scuola da un suo alunno tredicenne, si è salvata grazie alle trasfusioni effettuate in elicottero durante il trasporto verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII.
Al di là del dramma socio-pedagogico dell’accaduto, che ovviamente non sta a noi giudicare, ancora una volta il gesto gratuito, volontario, anonimo e periodico di tante donatrici e donatori si è rivelato strategico. Il ruolo di salvavita degli emocomponenti è stato ribadito anche in una situazione di gravissima emergenza che avrebbe potuto avere conseguenze molto peggiori.
Lo stesso assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, in una nota ufficiale aveva sottolineato «l’importanza cruciale delle tecnologie salvavita impiegate durante il trasporto verso l’ospedale. Ricevuto l’allarme, l’invio dell’elisoccorso è stato immediato. È stata applicata con successo la tecnica ‘Blood on Board‘, che ha permesso di iniziare una trasfusione di sangue direttamente a bordo dell’elicottero, stabilizzando i parametri vitali della donna prima ancora dell’arrivo in pronto soccorso e dell’intervento chirurgico a cui è stata sottoposta».
Potremmo definirla una “sliding door”, un incrocio di eventi in cui se da un lato la follia umana ha provato a spezzare una vita, dall’altro la generosità altrettanto umana di chi ha donato tempo e parte di sé al prossimo quella vita l’ha salvata: «Quanto avvenuto a Trescore Balneario ha scosso tutti noi – ha dichiarato il presidente di AVIS Nazionale, Oscar Bianchi – perché pone ciascuno di fronte a una realtà che, senza rendercene conto, spesso ci passa sotto gli occhi senza che ce ne rendiamo conto. Tuttavia, voglio sorridere perché se la professoressa non è in pericolo di vita è anche grazie al dono anonimo di tante persone che consentono agli ospedali di garantire ogni giorno assistenza e cure salvavita con scorte di emocomponenti. Il rispetto per gli altri, per la collettività di cui siamo parte e lo spirito di cittadinanza attiva si riscontrano anche in episodi come questo: dal personale sanitario che ha assistito la professoressa Mocchi nel trasporto in elisoccorso alla disponibilità di sangue e plasma donati».
