I MIGRANTI CI PORTANO LE MALATTIE
di Pier Luigi Lopalco, epidemiologo.
E’ vero, inutile nasconderlo. Le malattie infettive non conoscono confini e di certo virus e batteri non si spaventano dei controlli doganali.
Ma per molti microrganismi, l’unico modo per affrontare un lungo viaggio e attraversare i confini di paesi e continenti è quello di farsi trasportare da un ospite vivente. Serve, appunto, un migrante.
E’ il caso del Virus del Nilo Occidentale (West Nile virus – WNV). Questo virus prende il nome dal fatto di essere stato isolato per la prima volta nel 1937 in un paziente nel nord dell’Uganda. Ma la prima diffusione importante documentata risale alla fine degli anni ’90 negli Stati Uniti, quando si diffuse con una estrema rapidità dalla costa orientale fino alla costa occidentale. Negli stessi anni, il virus era comunque già ben presente nel bacino del mediterraneo ed in Europa centro-orientale.
La malattia può anche avere un decorso grave con sintomi neurologici seri e non esiste una terapia, se non sintomatica. Dobbiamo pertanto cercare di prevenirla e arginarne la diffusione.
Il WNV non riconosce una trasmissione diretta da uomo a uomo (tranne il raro e sfortunato caso di trasmissione per trasfusione di sangue) ma si diffonde attraverso le punture di zanzare (gen. Culex) che si sono a loro volta infettate nutrendosi del sangue di uccelli.
Sono proprio gli uccelli migratori che hanno permesso la diffusione di questa malattia attraverso i continenti.
E’ vero, dunque, che i migranti ci portano le malattie infettive. Quelli che volano.
