Presidente AVIS Nazionale Dott. Gianpietro Briola

[toggle title=”Cos’è un test sierologico e come funziona?”]

I test sierologici sono test diagnostici che si eseguono normalmente in clinica e servono per misurare soprattutto all’interno del siero e del plasma dei pazienti o dei soggetti sani le quantità di proteine presenti.

Queste proteine sono di diversa natura (come l’albumina che è una proteina usata abitualmente dall’organismo per la sua sopravvivenza) oppure si sviluppano durante processi infiammatori (per esempio la proteina C reattiva) oppure sono proteine abbondantemente presenti nel siero, come gli anticorpi e le immunoglobuline, che sono risposte immunitarie del nostro organismo a insulti di tipo infettivo, che danno la cosiddetta “memoria immunologica” (che può essere recente o che può durare per tutta la vita)[/toggle]

[toggle title=”Come avviene un test sierologico?”]

Il test sierologico avviene attraverso un prelievo di sangue, la provetta in cui viene raccolto il sangue viene poi centrifugata, dividendo la parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) dal plasma, sul quale vengono fatti poi fatti esami attraverso diverse metodologie di tipo diagnostico.[/toggle]

[toggle title=”Quale differenza c’è tra un tampone e un test sierologico?”]

Sono due esami assolutamente diversi che si usano per scopi diversi e con tempi diversi.

  • Il TAMPONE, che è quello che abbiamo tutti imparato a conoscere attraverso questa infezione da Coronavirus, è un test che viene fatto su pazienti (o anche sulle persone sane) e serve a capire se nelle vie aeree del soggetto è presente il virus, quindi se SI HA il virus. Lo si fa prelevando una parte di liquidi delle alte vie respiratorie (nelle cavità nasali o a livello della faringe).
  • Il TEST SIEROLOGICO ci serve soprattutto a capire se il soggetto HA AVUTO la malattia, attraverso il dosaggio degli anticorpi nel suo siero. Gli anticorpi possono essere di due tipi, conosciamo gli IgM che sono i primi che si sviluppano durante la fase acuta della malattia, e poi le IgG, che sono le immunoglobuline anticorpali, che rappresentano la memoria a lungo termine del nostro organismo.[/toggle]

[toggle title=”Cos’è il plasma iperimmune?”]

Per Plasma iperimmune si intende il plasma che abbia un alto titolo di immunoglobuline e quindi un alto titolo anticorpale per una determinata malattia.
Può essere tale perché il soggetto si è ammalato e quindi ha sviluppato durante la malattia un alto tasso di immunoglobuline, oppure perché un soggetto è stato vaccinato, per esempio all’epatite B o al tetano, e quindi ha un tasso elevato di anticorpi a seguito della vaccinazione.[/toggle]

[toggle title=”Perché le sperimentazioni sul plasma sono effettuate solo in alcune regioni?”]

Si è scelto di fare una sperimentazione di tipo regionale soprattutto in quelle zone dove la malattia ha avuto una maggiore incidenza.
È una soluzione TEMPORANEA, e si basa sulla presenza di un alto quantitativo di anticorpi anticoronavirus prodotti dall’organismo nella fase della malattia e quindi reperibili in soggetti che siano guariti. La donazione di plasma iperimmune per ora è effettuata SOLO dove si svolgono le sperimentazioni, da soggetti guariti da Covid-19 individuati dall’autorità sanitaria.[/toggle]

[toggle title=”Il plasma dei guariti serve a curare chi è affetto da cornavirus?”]

Il plasma iperimmune dei pazienti guariti è una strategia terapeutica sperimentale e temporanea che si sta adottando su alcuni dei pazienti colpiti dal coronavirus, non essendoci ancora una terapia farmacologica per questa malattia.
È stato applicato come terapia anche per altre malattie, per esempio l’infezione da virus Ebola.[/toggle]

[toggle title=”Quando avremo i risultati di queste sperimentazioni?”]

Ci vorranno ancora alcuni mesi. Il primo risultato che vogliamo ottenere è un test sierologico per il dosaggio delle immunoglobuline e quindi degli anticorpi gG e IgM.
La seconda fase sarà quella di riuscire, attraverso il plasma iperimmune, a produrre immunoglobuline e anticorpi che rappresentino (sotto forma di farmaco) una strategia terapeutica per i pazienti che abbiano contatto con il Coronavirus o da utilizzare per via profilattica per pazienti che siano immunodepressi o addirittura immunodeficienti.[/toggle]

[toggle title=”Covid-19 e plasma iperimmune: ecco perché è importante informarsi da fonti attendibili”]

Il Presidente ha deciso di ribadire dei concetti chiave, già precedentemente esposti in un video, per fare chiarezza dopo che alcuni strani messaggi sono comparsi sui social network. Messaggi che contengono informazioni fuorvianti, spesso “condite” di critiche e attacchi nei confronti di chi, all’interno della comunità scientifica, preferisce rimanere prudente sulla reale efficacia della sperimentazione con il plasma iperimmune per curare i malati di Coronavirus. Per leggere la lettera clicca qui [/toggle]

[toggle title=”Perché AVIS invita alla cautela?”]

L’utilizzo del plasma per il trattamento delle persone affette da Covid-19 sta dando risultati molto incoraggianti in pazienti con condizioni estremamente critiche, ma è bene ricordare che le persone coinvolte nella sperimentazione sono ancora poche. Inoltre, i criteri di selezione dei donatori sono molto stringenti e prevedono una determinata quantità di anticorpi specifici che non tutti i convalescenti hanno.[/toggle]

[toggle title=”Perché la trasfusione di plasma iperimmune è considerata una soluzione temporanea?”]

Risulta molto improbabile pensare di poter guarire tutti i pazienti di coronavirus del mondo attraverso delle trasfusioni di plasma iperimmune che, come detto sopra, deve rispondere a requisiti molto rigidi che non tutti i pazienti guariti hanno. L’obiettivo adesso è quello di riuscire a ottenere dal plasma dei convalescenti delle immunoglobuline, cioè dei farmaci plasmaderivati ricchi di anticorpi da poter sottoporre ai pazienti. Per raggiungere questo risultato, però, occorrono mesi di ricerca.[/toggle]

[toggle title=”Cosa significa “purificare gli anticorpi”?”]

Una volta individuati gli anticorpi vanno poi isolati e purificati. Per “purificazione” si intende isolare con un procedimento industriale questi anticorpi specifici e ricavarne un prodotto finale proteico che viene poi, in giuste dosi standardizzate, conservato nei flaconcini in frigorifero come farmaco. Nei fatti, è la stessa procedura che viene seguita per le immunoglobuline.[/toggle]

[toggle title=”Qual è il coinvolgimento delle aziende farmaceutiche?”]

Ricordiamo che in Italia il sangue e tutti gli emocomponenti sono considerati un bene pubblico tutelato dalla legge. Il plasma raccolto in Italia proviene da donazioni volontarie, periodiche, responsabili, anonime e gratuite. Esso costituisce la materia prima per la produzione, attraverso processi di separazione e frazionamento industriale, di medicinali plasmaderivati, alcuni dei quali rappresentano veri e propri farmaci “salva-vita”. Attualmente l’Italia è ai primi posti in Europa per la quantità di plasma raccolta e inviato all’unica azienda farmaceutica oggi autorizzata alla lavorazione industriale. La titolarità della materia prima plasma cosi come dei suoi derivati è pubblica. Le Regioni, singolarmente o in forme associate, conferiscono il plasma raccolto dai Servizi Trasfusionali del proprio territorio all’azienda autorizzata alla trasformazione industriale del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Il contratto con le aziende, che operano come fornitori di servizio, è considerato una modalità di “lavorazione per conto terzi” e si configura come convenzione per la produzione di tali medicinali.[/toggle]

[toggle title=”Perché non effettuate i test sierologici sul sangue dei donatori?”]

Quando si propone un esame a un paziente o a un donatore bisogna conoscerne la finalità ed avere contezza delle eventuali conseguenze. Se proponiamo la rilevazione degli anticorpi per uno screening epidemiologico d’incidenza della malattia, questa non avrebbe certo una finalità legata all’idoneità della donazione. Inoltre, con riferimento specifico alla plasmaderivazione, ancora non siamo in grado di utilizzare un test che non sia sperimentale e che risulti, quindi, attendibile. Se peraltro i donatori asintomatici evidenziassero la presenza di anticorpi, essi andrebbero sottoposti tampone. Ribadiamo quindi e prima di tutto ricordiamo che non ci sono evidenze scientifiche relative alla trasmissione del coronavirus attraverso le trasfusioni di sangue.

Inoltre, i donatori sono sottoposti triage telefonico quando contattano la propria Avis o la propria Unità di raccolta per prenotare la donazione. Tale triage viene ripetuto al momento in cui si presentano al Centro di raccolta per donare.

Il donatore è tenuto a contattare la propria Avis o la struttura dove ha donato se sviluppa sintomi riconducibili al virus nei giorni successivi alla donazione. Ricordiamo, inoltre, che le misure per la prevenzione della diffusione del coronavirus prevedono tre casi in cui bisogna aspettare 14 giorni prima di poter donare:
– Se siamo entrati in contatto con soggetti risultati positivi al tampone; 
– Se abbiamo contratto il virus, siamo guariti e/o abbiamo completato l’eventuale terapia farmacologica;
Quando rientriamo da un soggiorno nella Repubblica Popolare Cinese. Come riportato sul sito del Ministero della Salute (data ultima verifica: 3 maggio 2020), allo stato attuale il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ritiene che l’approccio diagnostico standard rimane quello basato sulla ricerca dell’RNA nel tampone rino-faringeo.

Inoltre, si conferma che non esiste alcun test basato sull’identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che IgG) diretti verso SARS-CoV-2 validato per la diagnosi rapida di contagio virale o di COVID-19. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta attualmente valutando circa 200 nuovi test rapidi basati su differenti approcci e che sono stati portati alla sua attenzione; i risultati relativi a quest’attività screening saranno disponibili nelle prossime settimane.

Sempre sul sito del Ministero della Sanità si precisa che l’indicazione ad eseguire il tampone è posta dal medico in soggetti sintomatici per infezione respiratoria acuta e che soddisfino i criteri indicati nella circolare del Ministero della Salute del 9 marzo 2020 e secondo le priorità identificate dalla circolare del 3 aprile 2020. Tra i criteri rientrano: il contatto con un caso probabile o confermato di COVID-19, la provenienza da aree con trasmissione locale, il ricovero in ospedale e l’assenza di un’altra causa che spieghi pienamente il quadro clinico. Per quanto attiene alle priorità nell’esecuzione dei tamponi bisogna considerare le persone che presentano sintomi respiratori e febbre o sintomi lievi (“paucisintomatici”), i contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici di un caso confermato di COVID-19, gli operatori sanitari, i pazienti fragili e quelli ospedalizzati.[/toggle]