Le Pillole Sanitarie della Dott.ssa Giussani Barbara

Dalla pagina FB di AVIS Regionale Lombardia

 
 
“La forza del sistema trasfusionale in Italia sono i donatori volontari e periodici, vale a dire cittadini motivati da un forte senso civico, valore che li sensibilizza e fidelizza al dono volontario e gratuito del sangue perché in salute e non per controllare il proprio stato di salute e ritenuti idonei alla donazione secondo specifici criteri sanitari legiferati”
 

 

 

PERCHé DONARE IL PLASMA?

“Il plasma, cosi come il sangue con ogni suo componente cellulare (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine), è a tutti gli effetti un farmaco di cui però l’unico “produttore” sono i cittadini volontari del sangue e come tutti i farmaci deve essere “prodotto” nel rispetto di tutte le normative nazionali ed europee della farmacopea. Il plasma può avere due destini:

  • uso “clinico“: l’unità di plasma (preziosissima quella di donatori/donatrici di gruppo AB, plasma universale), dopo la validazione con gli esami di Legge, viene da parte dei Servizi Trasfusionali pubblici congelata a-30°C ed ha una durata di 24 mesi. Vengono scongelate in caso di utilizzo per terapia per gli ammalati.
  • destino “industriale“: la maggior parte del plasma viene destinato dai Servizi Trasfusionali delle Aziende Ospedaliere all’Industria che in ogni Regione è incaricata della lavorazione dello stesso, ai fini di ricavarne i farmaci plasmaderivati, la quantità di plasma lavorato vene poi restituito alla Azienda Ospedaliera sotto forma di farmaci plasmaderivati per la cura dei propri ammalati. In Italia non si è ancora raggiunta l’autosufficienza di farmaci plasmaderivati, che ancora oggi per il 25-30% vengono importati dall’estero.

Le campagne di sensibilizzazione alla donazione di plasma vengono ben recepite dai donatori periodici, ma devono essere eseguite in sedi idonee dal punto di vista strutturale, tecnologico ed organizzativo per tale tipologia peculiare di procedura. E’ dimostrato che le sedi più efficienti e garanti di sicurezza per il donatore ed il prodotto donato sono quelle con elevato numero di procedure per separatore, quindi la strategia vincente è quella di avere magari meno sedi di raccolta, ma che lavorino a pieno ritmo, con orari e giornate di apertura adeguate alle esigenze dei donatori volontari.”

PLASMA Iperimmune:

“Per plasma “iperimmune” si intende un plasma che contiene un elevato dosaggio di anticorpi specifici verso uno specifico virus od altro agente infettivo e che abitualmente si trova in soggetti vaccinati per la specifica mattia (es. immunoglobuline antitetano o anti epatite B). Questa tipologia di raccolta “iperimmune” che si trova come terminologia ricorrente nella pandemia di infezione COVID19 (e che spesso ha generato molta confusione nella popolazione generale) è finalizzata ad una terapia ancora sperimentale, che si basa sul presupposto di aiutare l’ammalato di Covid a superare la malattia aiutandolo con anticorpi ricavati dal plasma di persone (già donatori periodici o anche cittadini convalescenti dall’infezione) che hanno avuto l’infezione e sono guariti. Nel mondo ed anche in Italia da inizio pandemia sono stati implementati diversi studi per verificare l’efficacia della somministrazione di plasma di uso clinico ad ammalati di Covid, ma è certamente prematuro dare risultati certi , anche se sembrano promettenti alcuni dati che dimostrerebbero l’efficacia dell’utilizzo del plasma se ad elevato titolo di anticorpi e somministrato agli ammalati nelle fasi precoci di infezione, prima che il loro stesso sistema immunitario produca anticorpi .

Nella nostra Regione è poi in essere un Progetto di raccolta di plasma iperimmune anti covid destinato alla produzione industriale di immunoglobuline specifiche, che coinvolge donatori periodici.

Nella Unità di Raccolta di AvisProvincialeBergamo questo progetto è attivo da agosto 2020, viene proposto ad oggi solo a donatori già periodici di plasmaferesi che sono prenotati nella Unità di Raccolta di Bergamo all’atto della donazione con il prelievo di una provetta per titolare gli anticorpi neutralizzanti anti SARS Co-V2 (che si cercano nel sangue) e contestualmente sottoporli a tampone naso faringeo per escludere la infezione in corso. In caso di riscontro di elevati titoli di anticorpi specifici, il donatore viene contattato per chiedere la disponibilità di programmare altre 2 plasmaferesi, una ogni 14 giorni.

Nei primi 2 mesi sono già stati reclutati circa 1100 donatori, di questi il 23-25% ha anticorpi (così come la media della popolazione bergamasca, in particolare di alcune aree geografiche), come segnale di pregresso contagio e tra i positivi per anticorpi circa il 30% ha un titolo di anticorpi utili quindi per la produzione di Ig specifiche anti SARS Co.-V2.”

Grazie alla dott.ssa Giussani per queste “pillole sanitarie”