Bergamo all’avanguardia nello screening

La provincia di Bergamo è una delle poche realtà italiane che può contare su uno screening consolidato delle donne in gravidanza per quanto riguarda la malattia di Chagas. La trasmissione congenita, infatti, oggi costituisce probabilmente una delle vie principali di trasmissione di questa patologia. Le altre vie sono rappresentate dalla trasfusione di sangue e dal trapianto di organi da parte di soggetti affetti. È evidente dunque che queste ultime, visti i flussi migratori ma anche l’aumento dei viaggi, possono determinare la comparsa della malattia anche al di fuori dell’America Latina. Abbiamo cercato di saperne di più con Andrea Angheben, dirigente medico dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar a Verona.

Dottore, cos’è innanzitutto la malattia di Chagas?

La malattia di Chagas è una malattia endemica in tutta l’America Latina continentale, specialmente le zone più povere, causata da un protozoo chiamato Trypanosoma cruzi. Si tratta di una malattia che ha un serbatoio animale (più di 100 specie di animali, anche domestici, possono essere colpite) e viene trasmessa all’uomo dalla puntura di una cimice (triatomina) che si è infettata a sua volta pungendo un portatore. Si può però acquisire la malattia di Chagas anche bevendo dei succhi di frutta o succo di canna contaminati dalle cimici (quindi se preparati senza le adeguate norme igieniche) sempre nelle zone endemiche. Altre vie di trasmissione sono la trasfusione di sangue o il trapianto di organi da parte di soggetti affetti o per via verticale dalla madre al neonato durante la gravidanza o il parto.

Colpisce qualcuno in particolare?

No, la malattia può colpire persone di tutte le età. In generale, in Italia dove la migrazione dalle zone endemiche è fornonni che hanno vissuto in un’epoca a maggior rischio.

Con quali sintomi si presenta?

Nella maggior parte dei casi (oltre il 70%) la malattia di Chagas non provoca sintomi e la persona affetta può trasmetterla in modo del tutto inconsapevole anche attraverso un nobile gesto come la donazione del proprio sangue o di un organo. L’agente infettante rimane nel sangue per alcune settimane/mesi dopo l’acquisizione della malattia, ma in genere non dà alcun sintomo, qualche volta compare una febbricola che dura qualche giorno/ settimana. Passata questa fase, la malattia prosegue e entra nella cosiddetta fase cronica. Nel 70% dei casi questa fase è pure asintomatica per tutta la vita e il soggetto quindi non svilupperà mai né sintomi né problemi legati alla malattia di Chagas. Il restante 30% delle persone affette nell’arco di 10-30 anni dall’acquisizione svilupperà o una malattia del cuore o meno frequentemente problemi all’intestino. Bergamo all’avanguardia nello screening temente sbilanciata in senso femminile, la maggior parte dei casi si registrano in genere in donne tra i 35 e i 55 anni. Grazie però agli interventi di lotta al vettore in America Latina (in atto da decenni) attualmente la trasmissione tramite le cimici è molto ridotta e pertanto è più difficile che un giovane latino-americano abbia la malattia rispetto ai genitori/

Andrea Angheben

Come si cura?

Esistono due farmaci per la cura (nifurtimox e benznidazolo), entrambi non presenti nel prontuario farmacologico nazionale in Italia (e molti Paesi occidentali) e difficili da reperire. Vengono importati dall’estero grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità o all’intervento di centri specializzati. Devono essere somministrati sotto controllo medico. L’efficacia è tanto più alta quanto minore è la durata della malattia dalla sua acquisizione alla cura. I bambini guariscono tutti, mentre un adulto che può avere la malattia ad esempio da 20-30 anni, se curato, avrà meno rischio che la malattia progredisca, ma la risposta alla cura non sarà del 100%. È possibile la prevenzione? Certamente, la malattia si può prevenire e controllare mettendo in atto le giuste misure/pratiche. Un viaggiatore deve evitare di acquistare e bere succhi di frutta preparati al momento e senza le adeguate norme igieniche. Inoltre, nell’ambito della donazione sanguigna e d’organo, sempre più Paesi anche non endemici hanno posto in essere raccomandazioni e normative che identifichino i casi. E la provincia di Bergamo è all’avanguardia grazie ad uno screening consolidato delle donne in gravidanza.

In Italia si può parlare di un problema di salute pubblica emergente?

Da un certo punti di vista sì, vale a dire che i numeri assoluti, per l’Italia, non sono enormi, si stimano infatti dai 6 ai 12.000 soggetti residenti sul territorio nazionale; se consideriamo però le conseguenze a cui può portare la malattia di Chagas (mortalità elevata se in fase avanzata, sofferenza per persone anche giovani che hanno acquisito la malattia alla nascita, trasmissione inconsapevole etc), essa dovrebbe essere considerata un problema di salute pubblica. In Italia comunque sono state modificate le raccomandazioni per la prevenzione della trasmissione con la donazione di sangue e organi, sono sorti sistemi di sorveglianza della trasmissione congenita, si sono lanciati progetti di screening dei soggetti asintomatici, con il risultato seguente: da meno dell’1% dei soggetti diagnosticati e trattati del 2009 a circa il 10% dei casi stimati trattati e curati ad oggi.

 

Mariagrazia Mazzoleni 

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